Grecia, con chi prendersela? Lupi? Dr. Matteo e Mr. Renzi

16 AGO 20
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Al direttore - Con la Grecia possiamo anche essere severi per furbizie e ritardi, ma non possiamo mai dimenticare le colpe comunitarie, essendo ben note, per tempo, le falsificazioni dei conti pubblici ellenici alle quali si era ricorso per aderire alla moneta unica sin dalla prima fase e quelle successive conseguenti alle spese per le Olimpiadi. Vi è stata, insomma, una iniziale corresponsabilità europea o, quanto meno, una “culpa in vigilando”: certamente ciò non sana successivi comportamenti dei governi greci, ma oggi l’ipotesi Grexit dovrebbe essere estromessa da ogni discorso sulla soluzione di questa vicenda nella quale l’ostinazione su determinate posizioni non è solo del governo Tsipras, che comunque è chiamato a una prova di chiarezza e determinazione sugli oneri da affrontare. Essa è equilibrata da altre ostinazioni su diversi aspetti, a cominciare dal non accoglimento dell’innalzamento del limite di emissione dei titoli pubblici greci a breve, considerato come finanziamento monetario del Tesoro vietato dal Trattato Ue con la motivazione che, poi, le banche si servirebbero dei titoli acquistati per utilizzarli a garanzia del rifinanziamento da parte della Bce. Perché ora, al limite attuale, non vi sia finanziamento monetario e invece lo sia un calibrato elevamento del limite stesso resta un mistero. E intanto lo spauracchio “finanziamento monetario del Tesoro” diventa il jolly frequentemente impiegato dalle autorità comunitarie, in primis la Bce, in molte altre occasioni per arrivare – su spinta tedesca – a opporre rifiuti a operazioni e progetti proposti da diversi altri paesi.
Angelo De Mattia
Al direttore - Ho il suo stesso dubbio, qual è il Renzi vero? Quello che reagisce alle dichiarazioni eversive di Sabelli o quello che asseconda la pancia del suo partito che vuole aumenti delle pene per ampliare la platea degli intercettabili, l’aumento del periodo di prescrizione per consentire ai pm di non andare mai al processo, dove la sentenza anticipata emessa nella piazza mediatica potrebbe non reggere? Il premier, che ha pur detto parole importanti sulla giustizia, permette ai pm del suo partito messi alla testa del Senato, della commissione Giustizia della Camera e del proprio gruppo nella commissione al Senato di imporre norme che definiscono illegali l’attività politica e d’impresa. Reati associativi e generici, traffico d’influenza, nessuna distinzione fra dolo e colpa per i reati ambientali e per il falso in bilancio, autoriciclaggio, premialità per i corrotti delatori. Una sorta di fascio-comunismo con altri mezzi. Sono un socialista riformista craxiano e blairiano, mi sono sentito per un po’ molto renziano, ma un leader riformista lo riconosci sul lavoro e sulla giustizia. Nel primo caso ha fatto il passo a metà, sulla giustizia proprio non ci siamo. E’ un problema due volte serio perché con queste norme nessuna persona onesta e sana di mente farà politica e poi perché ogni politico potrebbe essere accusato venti volte al giorno di compiere reati associativi o di traffico di influenza. Difficile trovare riscontri nei processi, ma non importa, la sentenza arriva prima a mezzo stampa. La politica è così dichiarata illegale. Democrazia, game over. Qualcuno lo dica a Renzi.
Sergio Pizzolante, vicecapogruppo di Ncd alla Camera
Io credo che alla fine il problema sia piuttosto semplice: Renzi, comprensibilmente, ha paura dei magistrati e ha scelto di sfidarli a parole ma non con i fatti. Dr. Matteo e Mr. Renzi.
Al direttore - Non una parola sulle motivazioni della sentenza di secondo grado che ha condannato Alberto Stasi a 16 anni di reclusione, viene il sospetto che per il Foglio la mala giustizia sia solo quella che dà grattacapi a politici e imprenditori. Qui leggiamo che “Alberto Stasi ha brutalmente ucciso la fidanzata, che evidentemente era diventata, per un motivo rimasto sconosciuto, una presenza pericolosa e scomoda, come tale da eliminare per sempre dalla sua vita di ragazzo ‘per bene’ e studente ‘modello’, da tutti concordemente apprezzato”. “Motivo rimasto sconosciuto”, ma “evidentemente” cogente nel renderlo assassino, giacché il colpevole poteva essere solo lui, e chi sennò? Siamo alla depravazione della logica che vuole l’omicidio in funzione del movente, perché qui è il movente, ancorché indimostrato, a essere in funzione dell’omicidio. E tuttavia pare che almeno un po’ d’imbarazzo abbia sfiorato chi scriveva queste motivazioni, perché almeno un’ipotesi è proposta: Chiara Poggi poteva rovinare la reputazione di Alberto Stasi, rivelando la sua passione per la pornografia. E sì che la sentenza attribuisce alla vittima delle “vedute larghe”. Niente, siamo nel terzo millennio, ma la pornografia rovina ancora la reputazione del cosiddetto ragazzo per bene. Se i professori sanno che visita Youporn, non lo ritengono più un cosiddetto studente modello. Si capisce che Alberto Stasi si sia sentito braccato e sia scattato il “raptus”: un “raptus” così lucido da consentirgli di non lasciare neanche uno straccio di prova, ma solo indizi, di quelli che “non poteva non”. Però gli calzano a pennello, dunque è colpevole. Non si trattasse di un incubo, potremmo tranquillamente pisciarci sotto dal ridere.
Luigi Castaldi
Già. Tutta una questione di “contesto”. Le consiglio di leggere, sempre sul tema, il grandioso articolo di Giuseppe Sottile sulla prima pagina del Foglio di oggi.